TUNISIA

by BIGnotti MANolo

PERIODO

dal 30/07/2008 al 28/08/2008

 

VIAGGIO AVVENTURA!!!!!!!!

NELL’ ERG TUNISINO col 12

La partenza

Sbarchiamo in Tunisia in perfetto ritardo. Durante le luuunghe pratiche doganali il voltometro segna di colpo “zero” e di colpo il 112 si spegne. Batteria scarica. Niente Panico. Lo accendiamo a spinta. Ci stà altri 5 minuti ma poi si spegne. OK PANICO! Sbrighiamo le ultime pratiche doganali. Accensione a spinta e una decina di metri fuori dal cancello della dogana il 12 esala l’ultimo respiro. Dopo un accurato controllo scopro che è l’alternatore fuori uso.

Rimorchiamo l’auto a Nabeul, nel campeggio. Montiamo la tenda, doccia calda, e buonanotte. sono le 2.00.

Però… è proprio iniziata bene questa avventura…

L’indomani il 12 torna a nuova vita grazie all’intervento di due giovani elettrauto che riparano l’auto sul marciapiede vicino “all’officina”. Pratica che scoprirò essere molto diffusa.

 

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Verso il deserto.

Ci dirigiamo verso Gafsa. Sul percorso una miriade di venditori che stanno a bordo strada per vendere i più disparati prodotti: dalle taniche di benzina ai fichi d’india, dalle ceramiche al pane. Tantissimi anche i “chioschi” che cucinano costolette di montone alla griglia, la cui insegna tipica è una pecora morta appesa a bordo strada e a volte altre sue compagne legate li accanto e pronte per il macello. Piuttosto macabro…

Arrivati al camping sistemiamo le nostre cose. Il campeggio non è il massimo dell’accoglienza…

Sveglia mattutina. Tentiamo una pista verso delle “bellissime dune bianche” indicateci da una guida conosciuta su internet.

Sono circa 10 km. superiamo un piccolo cimitero e iniziamo a dover superare dei piccoli tratti con sabbia. Arriva una prova difficile. Una 30ina di metri con sabbia alta. Entro (forse non troppo convinto), sgommiamo un pò, ma poi il 12 affonda inesorabilmente. INSABBIATI.

Scendiamo. E’ mezzogiorno, la sabbia è bollente (siamo tutti con ciabatte infradito), ci sono circa 60° al sole e dell’ombra non c’è traccia. Apro l’ombrellone, stacco la pala e scarico più zavorra possibile.

opo molto lavoro di pala e di braccia riusciamo a uscire dalla sabbia.

In una frazione di secondo decido che NON è il caso di continuare. Il problema ora è tornare in dietro

Giro e prendo una bella rincorsa. Sale anche Alessia: non vuole perdersi il divertimento!

Lancio la macchina a 50-60 km/h sulla dunetta.

INSABBATI.

Siamo a pochi metri dal traguardo. Mia moglie è felice, pensava peggio.

Per il ritorno passiamo dal rettilineo di 100 km. che attraversa il lago salato (in secca) Chott El Djerid e che ci omaggia dei famosi miraggi. Sosta al caffè Hedi e ritorno a Gafsa dove ci aspetta una sorpresa: siamo invitati a un matrimonio…


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Gli sposi

“il y a en mariage” ci dice il gestore del ristorante, e si scusa anticipatamente per l’eventuale disturbo che ci potrà dare, invitandoci a partecipare.

Per non “imbucarci” troppo ci teniamo in posizione strategica, ai bordi del giardino dove si svolge il matrimonio. Ore 23.00. è già una buona oretta che l’orchestra spara “canzoni” a un volume altissimo. Gli invitati siedono su sedie da giardino in plastica attorno a tavolini in plastica con tovaglia in tela cerata. Di aperitvi o stuzzichini neanche l’ombra. Arrivano gli sposi. Lei giovane, vestito classico come da noi, tutta tatuata con l’hennè e con mani e piedi quasi completamente neri (sempre per l’hennè). Lui, molto più vecchio, abito scuro e quando non fuma sigarette parla al cellulare. Entrambi seduti su 2 sedie-troni su un palchetto rialzato. Dietro di loro luci di natale, luci laser e un neon a forma di cuore con la scritta LOVE. MOOOLTO CHIC!!

Qualcosa si muove dietro le quinte. Forse gli aperitivi… e invece escono i camerieri (vestiti con abiti comuni) che portano a tutti i tavoli delle bottiglie di acqua naturale, sposi compresi.

Giri di danza sulle note di “wanna wanna – allah allah” e fotografie di rito.

Dietro le quinte si muove qualcosa. I camerieri ne escono con bibite in bottiglie di vetro e cannuccia messe nelle cassette di plastica usate per il trasporto sui camion. Una bottiglietta a testa. Ne danno una anche a noi, a me è toccata una che sapora di kiwi credo… le scritte sono in arabo. Beviamo tutti alla salute degli sposi.

Giri di danza sulle note di “wanna wanna – allah allah” e fotografie di rito.

Ma quando si mangia?? A no fermi… i camerieri si muovono… e dopo poco se ne escono con dei dolcetti tipici. Un dolcetto e un tovagliolino a testa!

Lo mangio in un boccone ma siamo un po’ delusi…

E sulle note di “wanna wanna – allah allah” andiamo a ordinare un paio di pizze. Scarsine pure quelle…

E sulle note di “wanna wanna – allah allah” andiamo a dormire.

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Le oasi di montagna

E ora di fare una visitina alle oasi di montagna. Per arrivarci però non prendiamo la strada asfaltata (troppo prevedibile), bensì a Metaloui ci infiliamo in una sterrata che sulla carta appare come una scorciatoia.

La strada da sterrato facile che corre sulle creste di collinette, si trasforma presto in strada con forte “tole ondulè”: delle microdunette dure dovute al passaggio di automezzi pesanti. Sembra di guidare su lastre di ondulux!

Il dodici è una specie di frullatore/centrifuga e siamo costretti a procedere molto lentamente. Naturalmente non è tutta “Tole”… ci sono anche tratti di sabbia (bassa però) e di strada sassosa!

I paesaggi sono sconfinati. Davanti a me, oltre l’orizzonte, l’arrivo. Dietro, oltre l’orizzonte, l’inizio. Da un lato il deserto sconfinato e dall’altro le montagne del Selja.

Facciamo 20 km. in circa 2 ore. Finalmente in lontananza appare un oasi e la strada sabbiosa che la precede.

Superiamo agilmente l’oasi e ci reimmettiamo sulla strada facile che porta a Chebica e Tamerza. Visto il ritardo accumulato dedichiamo la giornata solo alla “grand Cascade”.

Pranzo sul bordo del canyon e tuffo rinfrescante. Cacchio!! Ci voleva!!!

Dalla gola sale un vento caldissimo. Sembra di stare davanti a un ENORME phon!

In serata rientro a Gafsa dalla strada asfaltata dove ci aspetta una sorpresa: siamo DI NUOVO invitati a un matrimonio…

Stesse scene già viste con alcune differenze: gli sposi sono più giovani. Lo sposo non fuma e non telefona. I camerieri sono più eleganti: sopra i vestiti di ieri hanno messo un gilet. Le bibite sono in lattina e vengono portate ai tavoli con dei vassoi.

E sulle note di “wanna wanna – allah allah” andiamo a dormire.

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Verso Tozeur

È ora di cambiare aria e riposare le orecchie. Sulle note di “hotel California” sfrecciamo verso Tozeur fermandoci di tanto in tanto per acquistare una bottiglia di acqua fresca, meglio se gelida. Come sempre sosta pranzo dove capita… meglio se all’ombra di qualche albero però!!
Ci sistemiamo al camping Le beux reves. Decente, con servizi esenziali. Visitiamo i dintorni e ci rinfreschiamo nelle sorgenti d’acqua che scorrono nel palmeto.
Sveglia mattutina e torniamo a Metaloui per salire sul Lezard Rouge, un trenino che trasporta orde di turisti attraverso le Gole del Selja. Molto belle le vallate con i canyon e il particolare fiume di fango che scorre verso il deserto. A sud avevamo già visto il lago di fango che si forma da questo rigagnolo. Rientrati a Tozeur prenotiamo un escursione con i quad. si parte alle 7.00. io e mia moglie e la guida (un ragazzo) con i miei due pargoli. Dopo alcuni chilometri di deserto facile iniziano a vedersi le prime dune di sabbia. I percorsi sono molto battuti per il continuo passaggio delle Land 4x4 che scarrozzano i turisti all-inclusive. C’è comunque modo di divertirsi. Arrivati alla grande roccia a forma di dromedario facciamo una sosta. Da buon padre di famiglia carico mio figlio maschio e al riparo da occhi indiscreti inizio l’happy hour dei traversi e delle svirgolate…
Si riparte verso il famosissimo set di Star Wars e per arrivarci attraversiamo finalmente delle vere dune di sabbia.
Ritornando visitiamo Nefta con le sue 350.000 palme e la “corbeillerie” dove noto parcheggiata una BMW (moto) del Motoclub Firenze. Sulla via del ritorno sostiamo in una villaggio (4 capanne) berbero dove volendo possiamo tornare più avanti per farci cucinare del cous-cous.
E infatti il pomeriggio seguente torniamo, accompagnati dalla guida, al villaggio berbero con tutti gli ingredienti necessari…


Cena berbera

La casa è costituita da un recinto fatto con foglie di palma secche. All’interno alcune piccole capanne fatte di foglie di palma fungono da camera, cucina, zona fuoco, ripostiglio.
Sulle pareti, incastrati tra le foglie di palma, ci sono pochi oggetti essenziali: una torcia, uno specchio, una paletta, un’ascia, un imbuto, una corda…
Tutto attorno al recinto il deserto. Ci sono alcuni recinti per gli animali: polli, capre, pecore e tacchini. I conigli invece sono liberi. Un cavallo legato e li vicino il tipico carretto con le ruote del camion.
La signora berbera che cucina e che ci ospita, parla solo arabo, la guida pochissimo francese, io pure e mia moglie solo italiano. I bambini non parlano e inseguono un coniglio attorno alla casa. Alla fine il coniglio vince con due giri di vantaggio…
La serata è divertente e riusciamo comunque a conversare egregiamente (anche con l’aiuto di disegni fatti sulla sabbia).
Tramonto spettacolare. Come tutti i tramonti del mondo.
Naturalmente il cous-cous è ottimo, servito in una grossa ciotola da dove lo consumiamo tutti assieme rischiarati da una lanterna a petrolio, dato che li non c’è elettricità.
Praticamente la vita contadina che facevano i nostri bis-nonni.
Dimenticavo: ci ha fatto visita anche la “nonna” berbera per farci vedere che filava manualmente la lana di cammello con la quale poi tesseva delle coperte le quali poi venivano cucite assieme per formare un grande tendone sotto il quale poi vivevano nei mesi invernali.
“Salam alekum” e ci congediamo.

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ritorniamo alle oasi di montagna per vedere Chebica e Mides. Nel lungo rettilineo che porta alle montagne vengo sorpassato da tantissime Land delle agenzie. TUTTE IDENTICHE. Sembrano gli agenti di polizia in Matrix. TUUUTTTI UGUALI. TUUTTTI IN FILA. TUUTTTI DANNATAMENTE VELOCI...
Approfitto dello Chott che attraversiamo per fare alcune fotografie “non statiche” a bordo del 12, altrimenti al ritorno non avrei materiale su cui vantarmi!!! E poi: sono finalmente nel deserto e non faccio un paio di sgommate gratuite?

Proseguiamo…
si, belle le oasi di montagna, però nulla di trascendentale… e poi, con tutti i turisti che ci sono e con tutti i bambini che ti chiedono “en dinar monsieur”… no, non sono entusiasmato. Il ruscello vicino a casa mia dove vado a pescare le trote è di gran lunga più bello e incontaminato.
A Mides incontriamo dei ragazzi italiani a bordo di una polo. Mi chiedono se sono arrivato fin lì con quella macchina. Gli rispondo chiedendogli la stessa cosa.
Sulla via del ritorno ci fermiamo a cenare ai bordi del deserto. Tramonto spettacolare. In lontananza dei pastori rientrano al loro villaggio seguiti da greggi di pecore e dromedari. La classica scena da cartolina. Clik.

Verso Douz

È ora di levare le tende. Andremo a Douz, noto come “la porta del deserto” perché da li in poi iniziano le dune di sabbia dell’erg Tunisino.
Non facciamo la via corta che taglia il Chott Djerid (già fatta in senso opposto) ma astutamente decido di girare attorno allo Chott, andando a ovest fino al confine Algerino, poi seguendo il confine scenderemo a sud e poi girando a sinistra torneremo a est verso Douz. Sono circa 300 km.
A metà strada vedo dei dromedari poco lontani dalla strada, devio e mi dirigo verso di loro. Si affonda ma non troppo. Fotografie di rito. Alla ripartenza il dodici non si muove. Insabbiato. Ricevo i complimentoni da mia moglie. Ma cacchio… ci insabbiamo sempre a mezzogiorno sotto il sole cocente? Libero con la pala le ruote e il paracoppa, retromarcia e truppa che spinge. In un attimo siamo fuori.
Realizzo però che la fotografia che avevo pubblicato sul sito, con la 112 che se ne stà sulla duna di sabbia senza sprofondare, deve essere stata scattata una mattina d’inverno, quando la sabbia è ancora ghiacciata!!! Grrrrr…
Percorsi 200 km. mi rimane poco carburante. Cacchio però… il deserto è proprio deserto! Non abbiamo incontrato nessuno. Finalmente arriviamo a Rejim Maatoug ma di una pompa di benzina neanche l’ombra. Chiediamo e ci dicono che il “benzinaio” farà la siesta fino alle 16.00
Aspettiamo un paio d’ore e nel frattempo mangiamo un panino e scopro che il portapacchi ha 3 dei 4 piedini tranciati e che appoggiando sul tetto lo hanno rigato. Lo sistemo alla buona (a cazzotti e madonne soffocate) per terminare il trasferimento.
Il benzinaio arriva. Con una tanica da 26 dinari ci riempie pieno pieno il serbatoio.
Siamo di nuovo “onze road”. Sulla strada raccogliamo delle bellissime rose del deserto e in serata arriviamo finalmente al camping Douz. Ottimo e con servizi curati. Ci facciamo subito una doccia. Curioso però: dal rubinetto dell’acqua calda non esce acqua e da quello dell’acqua fredda esce acqua bollente!!
Oltre a noi nel camping c’è solo una coppia inglese non motorizzata.

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 Ksar Ghilane

Non perdiamo tempo. Oggi si va a K.Ghilane, tappa più a sud del nostro tour, in pieno Erg Tunisino. Partiamo in tarda mattinata e come prima tappa ci fermiamo a fare il pieno di “sans plomb”. Al distributore incontriamo un gruppo di ragazzi siciliani che, credo, sono arrivati fin lì in autostop.
Neanche un centinaio di chilometri e arriviamo al bivio che immette sulla pipeline, strada che se sulla carta è una linea dritta che scende verso sud nella realtà è una serie infinita di “gobbe” che si perdono oltre l’orizzonte…
Ci dirigiamo verso sud senza mai incrociare nessuno. Sembra di essere nel deserto… Superiamo bir Soltane e finalmente incontriamo qualcuno: un gruppo di dromedari che se ne stà calmo calmo in mezzo alla strada. Clik. Clik.
Da li in avanti iniziamo a vedere le prime dune in lontananza e iniziamo a superare le prime lingue di sabbia (portate nottetempo dal vento) che occupano in parte o tutta la carreggiata. Devo dire che le ultime erano abbastanza impegnative, ma il bello deve ancora venire…

Arriviamo all’ingresso dell’oasi. Manca circa 1 km. per arrivare sul bordo delle sorgenti calde di acqua. 1 km. di strada sabbiosa. Sono indeciso… arriva una jeep delle agenzie: chiedo se con la nostra macchina possiamo farcela - “mmm.. oui, la sable est dur, je rest ici et te regarde” … mah… non mi sembrava proprio convinto… però se ci “regarde” nel caso ci tira fuori lui!!!
Entro a manetta, e infatti la sabbia è altina… però scodando, sgommando e saltando (incredibile… anche nella sabbia si può formare la Tole) riusciamo ad arrivare a destinazione.
Mangiamo all’ombra degli alberi con vista sulle dune e sui dromedari che si abbeverano a una sorgente. Nel pomeriggio un paio di tuffi nelle pozze d’acqua ci riportano a nuova vita. Anche K.Ghilane mi ha un po’ deluso. Un paio di pozze circondate da bar e negozietti che vendono le solite cose. Tutt’altro che incontaminato…
Alcuni turisti si fanno fotografare accanto al dodici. Troppo onore!
Appare anche un camion Italiano con la scitta www.zitoway.com che scompare subito dopo tra le dune.
Dopo una schifosissima birra analcolica pagata a peso d’oro ci rimettiamo in marcia sulla pipeline.
Ecco una cosa che non sapevo: la sabbia del deserto non è come la classica che si trova sulle spiagge. È finissima!!! Impalpabile come talco e può assumere tantissimo colori: dal bianco candido al rosa fino al ocra.
Adesso capisco… basta anche una leggera brezza per far spostare intere dune!! E infatti ti trovi sabbia ovunque: negli occhi, nelle orecchie, sotto le unghie e persino nei denti!!! È un piacere mangiare in questi posti…

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Il forte francese

Ma che caldo fa??!! Si boccheggia… di giorno si viaggia sui 50/60 gradi e di notte non si scende mai sotto i 40.
Smonto il portapacchi e vado da un “saldateur” per far riparare gli attacchi. L’officina è piena di motorini scassati, auto scassate, carretti scassati. La saldatrice anteguerra emette un rumore sinistro: credo voglia esplodere. Il banco di saldatura è il basamento di un motore d’auto. Quasi sicuramente un peugeot.
Torno al camping e rimonto il portapacchi in un bagno di sudore. Mangiamo una pasta con sugo e il resto dell’anguria di ieri.
Dopo pranzo dirigiamo verso Sabria con l’intenzione di raggiungere il fortino Francese. Transitiamo da Zaafrane dove ci sono molti turisti con le Land e molti cammelli pronti per scarrozzarli sulle dune. Proseguiamo.
All’imbocco per il palmeto di Sabria ci accodiamo a 3 camper di Vicenza con l’adesivo dell’associazione www.granellodisabbia.org, probabilmente vogliono fare lo stesso percorso. In paese chiedono informazioni, noi invece ci fermiamo per comprare dell’acqua fresca. Siamo assetati!!
Pochi metri e i camper stanno già tornando indietro. Noi proseguiamo fiduciosi. Chiediamo se è fattibile andare al forte e ci rispondono che è molto sabbiosa. Tentiamo comunque, ma dopo poco siamo costretti a fare dietro front. Peccato. Il paesaggio è incantevole come la più classica delle cartoline: dune di sabbia e palme che sbucano qua e là. In mezzo il dodici. Clik. Mi sento realizzato. Mi ero proposto di arrivare nel deserto e ci siamo riusciti. Corro su un paio di dune con i miei figli e li lancio nella sabbia. Poco più in là, in mezzo alle dune, un gruppo di beduini che cavalcano i loro cammelli… pardon... Alessia mi fà notare che di cammelli manco l'ombra, sono tutti DROMEDARI...

Al rientro visitiamo anche Douz e ci fermiamo a un internet-point dove scopro che le mail spedite da Tozeur son state tutte scartate dal server. Ci sono molti internet point in tunisia, molto curati e con tante postazioni. Il 99% degli utenti ha cuffie e microfono e webcam, e messaggia con delle signorine. Probabilmente saranno le rispettive fidanzate…
Torniamo al campeggio e scopriamo che ci sono anche i 3 camper visti prima e in serata arriva addirittura una comitiva di 6 che il giorno seguente acquisterà un carretto di bottiglie d’acqua.

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Verso Djerba

Passiamo la notte tormentati dal caldo. Al mattino la decisione: andiamocene fuori dalle pall… emh… dirigiamoci verso posti più freschi. E così sia. Superiamo l’incrocio della pipeline, superiamo Matmata, incrociamo dei bergamaschi, superiamo Medenine e dopo molti chilometri approdiamo alla fantastica e tanto decantata isola di Djerba. Ad accoglierci un tanfo insopportabile che credo sia dovuto a una discarica che stà tra la strada e il mare. Sticazzi però… che bel biglietto da visita… ma tanto i turisti veri arrivano con l’aereo…
l’unico campeggio aperto è la “maison des jeunes”. Il campeggio è desolato e abbandonato a se stesso. I bagni sono fatiscenti. Dopo un consulto familiare decidiamo di non accamparci e quindi paghiamo anticipatamente per una camera, cena e colazione. I bagni in comune delle camere sono al limite della decenza… ma mooolto al limite!!
In serata facciamo un giro per l’isola. Niente di niente, solo alberghi e negozi di souvenir. Domani c’è ne andiamo!

Via da Djerba

salutiamo Djerba e fuggiamo verso l’unico campeggio di riserva che c’è nelle “vicinanze”, un'altra “maison des jeunes – centre sportif” che si trova a Gabes. Scendendo da Zaris ci si avvicina al confine Libico e infatti molte auto hanno targa libica. Arriva la conferma di quanto ci aveva detto Brahim di Douz: se il 90% dei tunisini viaggia (quando va bene) su dei catorci di auto o (quando va male) su dei motorini scassati, il 90% dei libici ha macchine o suv di tutto rispetto.
 

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Gabes

Per fortuna abbiamo Tommy con noi… altrimenti non avremmo mai trovato il campeggio talmente è imboscato! Beh dai… non c’è male… un po’ abbandonato a se stesso ma decente. Anche i bagni sono buoni.
Siamo solo noi e alcuni tunisini in una camera del complesso.
Tutto bello sino a quando non parte il richiamo del Muezzin che richiama i fedeli alla preghiera: 110 Db sparati da un megafono sulla moschea che dista 100 mt. da noi. Cazzarola… oltre a quella, nelle vicinanze, ci sono altre due moschee che predicano in contemporanea… cacchio che culo… Allah è con noi.
Scappiamo al mare. Spiaggia di sabbia grigia e mare molto pulito, a dispetto dei depliant che la dipingono come porto industriale con mare inquinato. Purtroppo i due giorni successivi c’è un vento fortissimo che non ci permette nemmeno di piantare l’ombrellone (ma di tuffarci tra le onde si!!)

Che dire di Gabes: è una normale cittadina, caotica e con poco da offrire. A me però non dispiace.
Compriamo pollo arrosto e patatine. Sarà il decimo che mangiamo quaggiù… Già perché la cucina Tunisina ha ben poco da offrire a un Italiano…
Gli ingredienti principali sono: verdure, tonno, uovo, formaggini (si proprio i formaggini) e harissa
E con questi ingredienti fanno tutto il resto.
Trovi quindi la pizza: al tonno, al formaggino, alle verdure o all’uovo il tutto con harissa
Trovi quindi le Chapati (piadine/calzoni): al tonno, al formaggino, alle verdure o all’uovo il tutto con harissa
Per svariare ti puoi prendere un panino: o col tonno o con le verdure il tutto con harissa
E infine la salvezza: pollo con patatine, senza verdure grazie!
Rimangono anche le costolette di montone alla brace, ma i chioschi che le cucinano non hanno le minime norme igeniche per farmele gustare…
Volendo ci sono anche Brik (omelette) normali, al tonno, al formaggi(n)o oppure il cous cous… ma gli ingredienti non cambiano…
Almeno quando cuciniamo noi è pasta col sugo che va… cavoli però… di affettati manco l’ombra? Salamele no?? Un pezzo di grana??
E non parliamo del bere: acqua o bibite… null’altro!! Ma il vino? la birra?? Diavolo… col caldo che fà una birra ghiacciata mi donerebbe 10 anni di vita.
Disquisendo con i camperisti di Vicenza (che dopo essere stati a loro volta al camping di Djerba sono approdati a Gabes) salta fuori che pure loro hanno un certo languirono… ci faremmo tutti volentieri una POLENTA CON FUNGHI PORCINI… slurp… vado via con le lacrime agli occhi…
A proposito: dopo aver scambiato l’harissa per chetck-up abbiamo capito di ordinare SEMPRE e TUTTO senza harissa!!!

Altre riparazioni:
- il fornello a benzina (affarone su ebay) rivela un buco nel serbatoio. Rimedio cercando un pezzo di camera d’aria (sene trovano ovunque per strada) e fissando il tutto con il polivalente scotch avana.
- Abbiamo una ruota a terra. Passo una mezza mattinata per cercare il gommista. Mi indicano vicino alla moschea. ma qua di moschee c’è ne sono a grappoli… finalmente lo troviamo e con riparazione sul marciapiede ci fa spendere la bellezza di 1 dinaro e mezzo. Troppo onesto! Il saldatore del portapacchi ci aveva spillato 10 dinari.
- Mentre che cercavo il gommista ho preso una latta di olio per il motore. Di quelle proprio in lattina che le devi aprire con l’apriscatole!

In serata arrivano altri campeggiatori tra cui dei tedeschi con un VW Vestfalia che poi andranno in Libia… invidia!!!

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le case troglodite e la pista

Programmiamo un’escursione a Matmata, famosa per le case troglodite scavate sottoterra per ripararsi dalla calura estiva e dal freddo invernale. Con una guida del posto visitiamo un po’ la citta, alcune case, l’hotel sidi driss sempre noto per Star wars, il midoun ecc.
La domanda mi sorge spontanea: ma quando piove come fanno? Riassumendo, la risposta che ho ricevuto è: qui non piove quasi mai… ma se capita che piove molto sono … cazzi amari… e ci si deve rifugiare sulle montagne!

Pranzo in trattoria: cous-cous io, brik gli altri e pollo arrosto x tutti.
A stomaco pieno si ragiona meglio. Decidiamo di andare a Tataouine e visitare qualche gorfas. Mi fido del garmin e … e dopo una 20ina di km. la strada asfaltata finisce e lascia posto a una bella sterrata. Attraversiamo microvillaggi di case e capanne. La povertà è palpabile. In Tunisia spesso la differenza tra una casa diroccata e una casa abitata sono i panni stesi all’esterno… e la parabola!
sono poveri e forse gli stà bene così. Hanno poco, guadagnano poco e lavorano poco. Quello che ci ha lasciato rattristiti è vedere quanta sporcizia che c'è attorno alle case e nei campi. buttano via di tutto. interi campi di fichi d'india ricoperti da borsine in plastica svolazzanti. cumuli di rifiuti bruciati a bordo strada. persino sulle montagne desertiche si vedevano lattine e rottami abbandonati... per non dire di quello che rimane in spiaggia dopo che i locali se ne vanno: un vero schifo! peccato... hanno dei posti molto belli ma non li valorizzano affatto, anzi... li sporcano bellamente.
Ma forse è questione di mentalità: hanno uno schifo in casa e per loro è normale. lasciare uno schifo in spiaggia quindi è ugualmente normale.

Proseguendo la sterrata comincia a essere sassosa. La strada corre sulla cima delle montagne e i panorami sono infiniti. Come sempre! La strada però è sempre più difficile... Dopo 15 km. ci fermiamo. Comincio a essere stanco e anche la 112 è al limite. Abbiamo toccato più volte col paracoppa. Mancano ancora 15 km, siamo proprio nel mezzo! Non sappiamo se proseguire… ma anche la prospettiva di rifare la strada percorsa non ci attira. No! Il dodicista vero non molla! Proseguiamo. Il sole inizia a tramontare e della civiltà non c’è ancora traccia. Solo qualche asinello sperduto e i serbatoi vuoti che incanalano l’acqua piovana che scende dalle montagne. Ancora un’oretta e la strada inizia a scendere... arriviamo a Tataouine che è ormai buio.

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Verso Nord

È ora di schiodarsi. Si sale verso Nord.
Si parte per Mahdia. Attraversiamo Sfax e il suo trafficatissimo centro dove abbiamo un diverbio con alcuni automobilisti. Volano i francesismi. Passiamo per El Jem e visitiamo il magnifico anfiteatro. Un colosseo in miniatura molto ben conservato. Nel pomeriggio arriviamo a Mahdia all’Hotel Corinche. Il dodici dovrà rimanere in strada per qualche giorno, ma per fortuna è parcheggiato proprio davanti alla porta dell’hotel. Dall’altra parte della strada un fantastico mare ci aspetta. La mattina seguente conosciamo Aleandro, uno spagnolo che con la fidanzata ha tentato di arrivare a ksar ghilane su una clio a noleggio. Non c’è l’hanno fatta… sugli ultimi “fiumi” si sono insabbiati e dopo un ora di sabbia spalata con le mani hanno fatto dietro front.

Da Mahdia siamo poi saliti a Nabeul ancora al camping Jasmine. Ancora mare e tanto snorkelling. Cominciamo a sentire la stanchezza del viaggio. Abbiamo percorso finora circa 4.000 km.

Da Nabeul dedichiamo una giornata per salire ancora più a nord, fino a cap Bon. Sul tragitto visitiamo il forte di Kelibia. Arrivati all’estrema punta della Tunisia la strada finisce e si apre un panorama a picco sul mare.
Al camping nel frattempo sono giunti i camperisti Vicentini. Ci scambiamo i numeri di telefono e visto che alcuni di loro sono dei vespisti d’epoca potrebbe succedere di ritrovarsi a qualche raduno.

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Il ritorno

Passato mollemente gli ultimi giorni al mare e fatto acquisto di souvenir d’ordinanza eccoci qui al molo di Tunisi pronti per l’imbarco. Estenuanti e moooolto lenti i controlli doganali. Fermi proprio sotto la nave si avvicina un italiano. Ci chiede notizie sul ns. A112, lo scambia per un tarocco aBBartH e io mi altero un pochino… poi però si scopre: tempo addietro aveva scritto un articolo dedicato all’A112 su Ruote classiche. Peccato non fosse in servizio altrimenti ci poteva scappare un bel servizietto sul mio raid...

Sbarcati a Palermo ci spostiamo subito nell’entroterra siciliano, in un paese in provincia di Enna. Ospitati da parenti ci rifocilliamo a colpi di maccheroni...

altri 1.400 km. e saremo di nuovo a casa....

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THE END

ringrazio particolarmente l’amico Filippo www.weloveliving.it per gli adesivi e lo spazio che ci ha dedicato sul suo sito.

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