TUNISIA

by BIGnotti MANolo

PERIODO

dal 30/07/2008 al 28/08/2008

 

VIAGGIO AVVENTURA!!!!!!!!

NELL’ ERG TUNISINO col 12

La partenza

Sbarchiamo in Tunisia in perfetto ritardo. Durante le luuunghe pratiche doganali il voltometro segna di colpo “zero” e di colpo il 112 si spegne. Batteria scarica. Niente Panico. Lo accendiamo a spinta. Ci stà altri 5 minuti ma poi si spegne. OK PANICO! Sbrighiamo le ultime pratiche doganali. Accensione a spinta e una decina di metri fuori dal cancello della dogana il 12 esala l’ultimo respiro. Dopo un accurato controllo scopro che è l’alternatore fuori uso.

Rimorchiamo l’auto a Nabeul, nel campeggio. Montiamo la tenda, doccia calda, e buonanotte. sono le 2.00.

Però… è proprio iniziata bene questa avventura…

L’indomani il 12 torna a nuova vita grazie all’intervento di due giovani elettrauto che riparano l’auto sul marciapiede vicino “all’officina”. Pratica che scoprirò essere molto diffusa.

 

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Verso il deserto.

Ci dirigiamo verso Gafsa. Sul percorso una miriade di venditori che stanno a bordo strada per vendere i più disparati prodotti: dalle taniche di benzina ai fichi d’india, dalle ceramiche al pane. Tantissimi anche i “chioschi” che cucinano costolette di montone alla griglia, la cui insegna tipica è una pecora morta appesa a bordo strada e a volte altre sue compagne legate li accanto e pronte per il macello. Piuttosto macabro…

Arrivati al camping sistemiamo le nostre cose. Il campeggio non è il massimo dell’accoglienza…

Sveglia mattutina. Tentiamo una pista verso delle “bellissime dune bianche” indicateci da una guida conosciuta su internet.

Sono circa 10 km. superiamo un piccolo cimitero e iniziamo a dover superare dei piccoli tratti con sabbia. Arriva una prova difficile. Una 30ina di metri con sabbia alta. Entro (forse non troppo convinto), sgommiamo un pò, ma poi il 12 affonda inesorabilmente. INSABBIATI.

Scendiamo. E’ mezzogiorno, la sabbia è bollente (siamo tutti con ciabatte infradito), ci sono circa 60° al sole e dell’ombra non c’è traccia. Apro l’ombrellone, stacco la pala e scarico più zavorra possibile.

opo molto lavoro di pala e di braccia riusciamo a uscire dalla sabbia.

In una frazione di secondo decido che NON è il caso di continuare. Il problema ora è tornare in dietro

Giro e prendo una bella rincorsa. Sale anche Alessia: non vuole perdersi il divertimento!

Lancio la macchina a 50-60 km/h sulla dunetta.

INSABBATI.

Siamo a pochi metri dal traguardo. Mia moglie è felice, pensava peggio.

Per il ritorno passiamo dal rettilineo di 100 km. che attraversa il lago salato (in secca) Chott El Djerid e che ci omaggia dei famosi miraggi. Sosta al caffè Hedi e ritorno a Gafsa dove ci aspetta una sorpresa: siamo invitati a un matrimonio…


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Gli sposi

“il y a en mariage” ci dice il gestore del ristorante, e si scusa anticipatamente per l’eventuale disturbo che ci potrà dare, invitandoci a partecipare.

Per non “imbucarci” troppo ci teniamo in posizione strategica, ai bordi del giardino dove si svolge il matrimonio. Ore 23.00. è già una buona oretta che l’orchestra spara “canzoni” a un volume altissimo. Gli invitati siedono su sedie da giardino in plastica attorno a tavolini in plastica con tovaglia in tela cerata. Di aperitvi o stuzzichini neanche l’ombra. Arrivano gli sposi. Lei giovane, vestito classico come da noi, tutta tatuata con l’hennè e con mani e piedi quasi completamente neri (sempre per l’hennè). Lui, molto più vecchio, abito scuro e quando non fuma sigarette parla al cellulare. Entrambi seduti su 2 sedie-troni su un palchetto rialzato. Dietro di loro luci di natale, luci laser e un neon a forma di cuore con la scritta LOVE. MOOOLTO CHIC!!

Qualcosa si muove dietro le quinte. Forse gli aperitivi… e invece escono i camerieri (vestiti con abiti comuni) che portano a tutti i tavoli delle bottiglie di acqua naturale, sposi compresi.

Giri di danza sulle note di “wanna wanna – allah allah” e fotografie di rito.

Dietro le quinte si muove qualcosa. I camerieri ne escono con bibite in bottiglie di vetro e cannuccia messe nelle cassette di plastica usate per il trasporto sui camion. Una bottiglietta a testa. Ne danno una anche a noi, a me è toccata una che sapora di kiwi credo… le scritte sono in arabo. Beviamo tutti alla salute degli sposi.

Giri di danza sulle note di “wanna wanna – allah allah” e fotografie di rito.

Ma quando si mangia?? A no fermi… i camerieri si muovono… e dopo poco se ne escono con dei dolcetti tipici. Un dolcetto e un tovagliolino a testa!

Lo mangio in un boccone ma siamo un po’ delusi…

E sulle note di “wanna wanna – allah allah” andiamo a ordinare un paio di pizze. Scarsine pure quelle…

E sulle note di “wanna wanna – allah allah” andiamo a dormire.

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Le oasi di montagna

E ora di fare una visitina alle oasi di montagna. Per arrivarci però non prendiamo la strada asfaltata (troppo prevedibile), bensì a Metaloui ci infiliamo in una sterrata che sulla carta appare come una scorciatoia.

La strada da sterrato facile che corre sulle creste di collinette, si trasforma presto in strada con forte “tole ondulè”: delle microdunette dure dovute al passaggio di automezzi pesanti. Sembra di guidare su lastre di ondulux!

Il dodici è una specie di frullatore/centrifuga e siamo costretti a procedere molto lentamente. Naturalmente non è tutta “Tole”… ci sono anche tratti di sabbia (bassa però) e di strada sassosa!

I paesaggi sono sconfinati. Davanti a me, oltre l’orizzonte, l’arrivo. Dietro, oltre l’orizzonte, l’inizio. Da un lato il deserto sconfinato e dall’altro le montagne del Selja.

Facciamo 20 km. in circa 2 ore. Finalmente in lontananza appare un oasi e la strada sabbiosa che la precede.

Superiamo agilmente l’oasi e ci reimmettiamo sulla strada facile che porta a Chebica e Tamerza. Visto il ritardo accumulato dedichiamo la giornata solo alla “grand Cascade”.

Pranzo sul bordo del canyon e tuffo rinfrescante. Cacchio!! Ci voleva!!!

Dalla gola sale un vento caldissimo. Sembra di stare davanti a un ENORME phon!

In serata rientro a Gafsa dalla strada asfaltata dove ci aspetta una sorpresa: siamo DI NUOVO invitati a un matrimonio…

Stesse scene già viste con alcune differenze: gli sposi sono più giovani. Lo sposo non fuma e non telefona. I camerieri sono più eleganti: sopra i vestiti di ieri hanno messo un gilet. Le bibite sono in lattina e vengono portate ai tavoli con dei vassoi.

E sulle note di “wanna wanna – allah allah” andiamo a dormire.

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Verso Tozeur

È ora di cambiare aria e riposare le orecchie. Sulle note di “hotel California” sfrecciamo verso Tozeur fermandoci di tanto in tanto per acquistare una bottiglia di acqua fresca, meglio se gelida. Come sempre sosta pranzo dove capita… meglio se all’ombra di qualche albero però!!
Ci sistemiamo al camping Le beux reves. Decente, con servizi esenziali. Visitiamo i dintorni e ci rinfreschiamo nelle sorgenti d’acqua che scorrono nel palmeto.
Sveglia mattutina e torniamo a Metaloui per salire sul Lezard Rouge, un trenino che trasporta orde di turisti attraverso le Gole del Selja. Molto belle le vallate con i canyon e il particolare fiume di fango che scorre verso il deserto. A sud avevamo già visto il lago di fango che si forma da questo rigagnolo. Rientrati a Tozeur prenotiamo un escursione con i quad. si parte alle 7.00. io e mia moglie e la guida (un ragazzo) con i miei due pargoli. Dopo alcuni chilometri di deserto facile iniziano a vedersi le prime dune di sabbia. I percorsi sono molto battuti per il continuo passaggio delle Land 4x4 che scarrozzano i turisti all-inclusive. C’è comunque modo di divertirsi. Arrivati alla grande roccia a forma di dromedario facciamo una sosta. Da buon padre di famiglia carico mio figlio maschio e al riparo da occhi indiscreti inizio l’happy hour dei traversi e delle svirgolate…
Si riparte verso il famosissimo set di Star Wars e per arrivarci attraversiamo finalmente delle vere dune di sabbia.
Ritornando visitiamo Nefta con le sue 350.000 palme e la “corbeillerie” dove noto parcheggiata una BMW (moto) del Motoclub Firenze. Sulla via del ritorno sostiamo in una villaggio (4 capanne) berbero dove volendo possiamo tornare più avanti per farci cucinare del cous-cous.
E infatti il pomeriggio seguente torniamo, accompagnati dalla guida, al villaggio berbero con tutti gli ingredienti necessari…


Cena berbera

La casa è costituita da un recinto fatto con foglie di palma secche. All’interno alcune piccole capanne fatte di foglie di palma fungono da camera, cucina, zona fuoco, ripostiglio.
Sulle pareti, incastrati tra le foglie di palma, ci sono pochi oggetti essenziali: una torcia, uno specchio, una paletta, un’ascia, un imbuto, una corda…
Tutto attorno al recinto il deserto. Ci sono alcuni recinti per gli animali: polli, capre, pecore e tacchini. I conigli invece sono liberi. Un cavallo legato e li vicino il tipico carretto con le ruote del camion.
La signora berbera che cucina e che ci ospita, parla solo arabo, la guida pochissimo francese, io pure e mia moglie solo italiano. I bambini non parlano e inseguono un coniglio attorno alla casa. Alla fine il coniglio vince con due giri di vantaggio…
La serata è divertente e riusciamo comunque a conversare egregiamente (anche con l’aiuto di disegni fatti sulla sabbia).
Tramonto spettacolare. Come tutti i tramonti del mondo.
Naturalmente il cous-cous è ottimo, servito in una grossa ciotola da dove lo consumiamo tutti assieme rischiarati da una lanterna a petrolio, dato che li non c’è elettricità.
Praticamente la vita contadina che facevano i nostri bis-nonni.
Dimenticavo: ci ha fatto visita anche la “nonna” berbera per farci vedere che filava manualmente la lana di cammello con la quale poi tesseva delle coperte le quali poi venivano cucite assieme per formare un grande tendone sotto il quale poi vivevano nei mesi invernali.
“Salam alekum” e ci congediamo.

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